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    “Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare” 
    Michel Foucault
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    Siamo convinti che il pessimismo diffuso oggi sia esagerato almeno quanto l’ottimismo di ieri, e che la configurazione del futuro dipende in buona parte da ciò che sapremo fare nel presente” 
    M. Benasayag e G. Schmit
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    "Nei periodi di grande cambiamento, quelli che stanno imparando ereditano il futuro, mentre quelli che già sanno sono perfettamente equipaggiati per affrontare un mondo che non esiste più” 
    Eric Hoffer

Lo Statuto

Il nostro è uno statuto a colori. Si, certo, a prima vista trasmette il grigiore e la formalità della carta bollata ma leggetelo e scorgerete tra le righe innumerevoli tinte e sfumature.

A vivacizzarlo sono quei principi e scopi che ognuno di noi ha espresso, arricchito e condiviso insieme agli altri. È un manifesto, in un certo senso. Perché racchiude valori ed ideali che possiamo immaginare come pilastri necessari a sostenere quella «struttura» che è rappresentata dall’oggetto sociale: sperimentare e realizzare piattaforme integrate e progetti di innovazione sociale.

Valori e attività specifiche, dunque, che si fanno scopi concreti che non sono solo attuabili ma che devono esserlo: per non arrendersi alla crisi economica, sociale ed ambientale della nostra società ma unirci a chi già sta immaginando e vuole costruire un futuro diverso.

Come?

Partecipando all’affermazione di un’altra concezione dell’economia, più giusta e alla portata delle fasce più deboli della popolazione, che si ispiri ai principi della sobrietà, dell’equità, della sostenibilità, della partecipazione e della solidarietà.

Contrastando il degrado e l’abbandono delle aree interne e periferiche, nonché promuovendo comportamenti, provvedimenti, servizi innovativi e progetti a difesa dell’ambiente, della salute e delle comunità locali, in una logica di sostenibilità.

Contribuendo a liberare l’uomo dalle sovrastrutture contemporanee senza rinunciare alla complessità della contemporaneità e a ricostruire il primato del diritto alla felicità.

È quello che possiamo realizzare grazie alla riflessione collettiva, allo sviluppo di comunità più forti, all’elaborazione di progetti condivisi e di forte utilità e impatto sociale: passo dopo passo, mattone su mattone.

Lo statuto di Aniti