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    “Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare” 
    Michel Foucault
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    Siamo convinti che il pessimismo diffuso oggi sia esagerato almeno quanto l’ottimismo di ieri, e che la configurazione del futuro dipende in buona parte da ciò che sapremo fare nel presente” 
    M. Benasayag e G. Schmit
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    "Nei periodi di grande cambiamento, quelli che stanno imparando ereditano il futuro, mentre quelli che già sanno sono perfettamente equipaggiati per affrontare un mondo che non esiste più” 
    Eric Hoffer

Da tre anni, ogni metà giugno, vado in Calabria. C'è Trame, il primo Festival dei libri sulle mafia, un evento che mi ha permesso di conoscere una realtà che mi è 'lontana', più che geograficamente per lo meno mentalmente. Vado a lavorare la per una settimana e mi occupo della comunicazione sul sito e di tutta la parte social.

Ogni anno sono affiancata da un grande numero di volontari. Volontari che hanno sempre un sacco di cose da insegnarmi sul mondo che vivono tutti i giorni in Calabria. Spesso mi sono domandata come, un territorio così ferito dalla mafia, che ha rallentato e messo a tacere tante belle idee, avrebbe dato loro l'opportunità di coltivare un progetto di vita e professionale.

Così quest'anno è successo che ho incontrato Francesco, un ragazzo che ha proposto all'organizzazione del festival una collaborazione con TIMU, una piattaforma che raccoglie il diario di chi contribuisce all'informazione civile. L'ho incontrato per farmi raccontare come potevamo essere utili e ho scoperto molto di più.

È stato un incontro inaspettato, ho scoperto Aniti e con l'Associazione anche tutto l'entusiasmo per le cose fatte bene. Fatte bene e fatte per creare futuro in una terra complicata ma che ha persone e cervelli in movimento.

Da questo incontro sono emerse idee e possibilità per il futuro e spero di tornare a scrivere di questo la prossima volta, di come la ragazza emiliana che torna ogni anno in Calabria a fare del suo meglio per un progetto in cui crede, sia stata accolta da Aniti e abbia potuto trasformare in realtà la sua idea un po' pazza.

* Freelance fondatrice di parlabenedite.it

I ragazzi di Aniti vogliono mettersi al servizio di questa terra per cambiarla e migliorarla attraverso modi alternativi di fare economia, società e comunità

Mi piace introdurre l'importanza, la necessità e l'utilità dell'attività di innovazione sociale svolta dall'Associazione Aniti partendo dalle due parole dialettali che Vandana Shiva, teorica dell'ecologia sociale, ha usato per introdurre nell'aula magna dell'Università della Calabria la sua interessante lectio magistralis dopo la laurea ad honorem in Scienze della Nutrizione: cangia capu.

È proprio così, bisogna cambiare mentalità, modificare l'approccio culturale circa l'individuazione dei problemi e la ricerca delle possibili soluzioni. Conosco la maggior parte dei giovani dell'Associazione Aniti, già studenti del corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali per lo sviluppo e la cooperazione, perché hanno frequentato il corso di Agricoltura e politiche rurali, da me tenuto presso l'Università della Calabria.

Quello che mi colpì di questi giovani, ancora prima della competenza e della contezza delle loro discussioni scientifiche, fu l'impegno e la passione civile e culturale con la quale riuscivano a coniugare sapere, competenze ed esperienze vissute. E ancora la loro voglia di contribuire a cambiare la nostra terra di Calabria, disastrata da condizioni oggettive, ambientali e storiche, ma anche da atteggiamenti soggettivi particolaristici, assistenziali e clientelari.

Dopo anni li ho incontrati e mi hanno raccontato il loro difficile e lungo percorso per mettere su un'associazione, quale appunto Aniti, attraverso la quale aiutare e stimolare processi di innovazione sociale e di sviluppo sostenibile. Essi riescono a mettere insieme competenze e passione, che, unite ad un atteggiamento culturale diverso, rappresentano una giusta sintesi per ridefinire percorsi di sviluppo sostenibili dal punto di vista sociale, economico e culturale. Loro vogliono, con la loro attività, mettersi al servizio di questa terra per cambiarla e migliorarla attraverso modi di fare economia e di fare società, nonché di fare comunità, alternativi e diversi dai paradigmi convenzionali e omologanti. Una sfida ambiziosa e affascinante di agire collettivo per trovare dal basso le soluzioni partecipate, condivise e innovative alle criticità che attanagliano la nostra regione.

L'associazione Aniti è prima di tutto un gruppo di lavoro, tutti giovani e competenti, con idee molto chiare e nette su una serie di valori che contraddistinguono il loro operato rispetto ad altre associazioni. Sono capaci di costruire reti formali ed informali come circuiti di risorse, idee, progetti, pratiche che è possibile incubare in un nuovo modello di sviluppo, cooperativo e solidale. Anche la questione del lavoro (loro e quello degli altri) assume una connotazione specifica: processo collettivo piuttosto che percorso individuale, tessitura di reti, dialogo tra società civile e istituzioni. La creazione di posti di lavoro come allargamento della capacità produttiva e come sviluppo di nuovi campi per le attività economiche e sociali.

La loro scommessa è quella di provare a sviluppare "insieme" idee forti, immaginando forme collettive (e non individuali) di produzione di lavoro capaci di incubare idee, progetti e proposte sostenibili nel tempo e autonome. Diventano in altre parole creatori di lavoro e non cercatori di lavoro.

Il lavoro è ancora agli inizi ma si sa chi ben comincia è a metà dell'opera. Forza ragazzi, patrimonio inestimabile e orgoglio, per me, di appartenere a questa terra.

*Agricoltura e politiche rurali, Università della Calabria